banner

#recordstoreday for Alphaville

Alphaville corner @home

#recordstoreday

questo è un pezzetto di Alphaville a casa:)

è un piccolo angolo dove trovare rifugio ogni volta che non riesco a raggiungere il più bel negozio di dischi in cui sia mai entrata in vita mia, in piazzetta Tempio, a Piacenza. Ogni disco che c’è a casa viene da Alphaville, nessuno escluso, quelli aquistati su suggerimento di Antonio, Oreste e Michele e quelli regalati, (perchè gli amici sanno che fa parte del piacere dello scartare il pacchetto vedere l’etichetta Alphaville:), così ogni disco non è più solo il lavoro di un autore, ma è il racconto delle impressioni dei ragazzi, le suggestioni, i sogni, e a volte anche solo le risate sullo sgabello…

un disco acquistato all’Alphaville è molto di più, è un racconto, e vale molto di più vale tutta una vita di sogni

così è l’Alphaville, una boule de neige dove trovare riparo, anche quando non la puoi raggiungere, basta far partire un disco, chiudere gli occhi e sentirso come sullo sgabello, nel cuore di Alphaville, dove il ritmo del pensiero può scorrere sereno accompagnato da musiche e racconti.

more about Alphaville on fatinaincucina here:

dreamingmachine#4 comme dans une boule de neige

 

Adesso ci alziamo in piedi

Adesso ci alziamo in piedi

Adesso ci alziamo in piedi, per rendere omaggio a Carlin Petrini, al suo lavoro e al suo coraggio, alla bellezza del suo progetto e a tutti i risultati raggiunti in questi 25 anni, e alla voglia continua di costruire nuovi sogni.

E lo abbiamo fatto tutti quanti, domenica pomeriggio a Illasi a Villa Trabucchi ci siamo alzati tutti in piedi e abbiamo applaudito la Passione Civile che muove gli uomini e le donne di Slow food e primo tra tutti il fondatore di questo movimento.

Ma non basta. Non basta alzarsi in piedi, bisogna fare anche un primo passo e poi un secondo e iniziare a muoversi e a camminare in una direzione ben precisa. Non basta rendere omaggio, applaudire un bel discorso, apprezzare e inseguire luoghi e persone semplicemente per stare a sentire; bisogna fare scelte e portarle avanti, partire dalle belle parole per farne semplicemente ciò che sono: un trampolino di lancio delle proprie idee e del proprio impegno; bisogna applicare le buone regole alla propria condotta di vita perché diventino azioni, buone, pulite e giuste per la loro diversità e concretezza, proprio come il cibo che dobbiamo non difendere ma coltivare e far crescere.

Difendere significa cercare di perseverare uno status quo, coltivare significa partire da un seme che qualcuno ci ha donato ( come le parole di Petrini, Paolini e Celestini che ieri ci hanno donato veramente un sacco-vero e proprio- di sementi) per piantarlo nel nostro personale terreno, arricchirlo con la vita della nostra  terra madre  per farne crescere un frutto buono, pulito, giusto e soprattutto unico perché porta con sè il sapore della bontà del nostro terreno, la fatica del nostro impegno e il sole del nostro desiderio di un mondo migliore.

E questo dobbiamo farlo soprattutto noi donne, dobbiamo alzarci in piedi e mostrare a tutti quanti la strada che bisogna percorrere.

Ormai si sente solamente dire che le nostre nonne erano cuoche eccezionali che creavano grandi piatti con niente che bisogna difendere questi sapori, e ce lo sentiamo raccontare da uomini, cuochi e non, che parlano delle nostre antenate come se fossero un sogno lontano di cui qualcuno deve tramandare almeno la tradizione orale. Invece noi ci siamo qui, presenti in questo orizzonte attuale, siamo noi che proveniamo dalle madri delle nostre madri, siamo noi che abbiamo tra le mani il capo della matassa di questo filo matriarcale che ci lega alle cucine delle nostre nonne; che non erano cucine abitate da angeli del focolare ma erano vere e proprie fucine di donne forti che forgiavano generazioni femminili e sfamavano famiglie e contrade con determinazione, fatica e amore impastati con acqua e quel che c’era. Non era maestria la loro, o meglio lo era solo in parte era buona tecnica di conduzione domestica e familiare, ma era prima di tutto voglia di crescita e riscatto, attenzione alla vita e soprattutto alla vita di chi sarebbe venuto dopo di loro, era nutrire il domani e dargli la forza di crescere attraverso il cibo e la civiltà.

Nuto Revelli,cuneese come il nostro Carlin, ha avuto le parole più belle per descrivere le donne, è come se fosse una poesia in due parole, per lui noi donne siamo “l’anello forte” della civiltà e della vita.

Ecco, questo siamo, e non semplicemente sono state le nostre antenate, dobbiamo essere pienamente consapevoli che siamo l’anello forte, tutti i giorni, non tramandiamo tradizioni  e ricette, ma ci alziamo in piedi, percorriamo un nuovo sentiero con stretto nella mano il filo matriarcale che ci lega alla tradizione ma non ci imprigiona, ci guida e ci sostiene verso nuovi orizzonti e progetti, ci aiuta a tradurre (condurre) il passato nelle nuove generazioni.

Quindi Adesso ci alziamo in piedi, ci teniamo strette le nostre provenienze e le buone sementi che incontriamo lungo il cammino, e rendiamo omaggio alla Passione Civile.

 

Un sogno da conquistare, un orizzonte da invidiare e un nobile obbiettivo
Fatinaincucina per Highway to Khan

Ecco ciò che amo, ritrovare gli amici dopo tempo con nuovi progetti, incredibili, sì, ma con la determinazione e il coraggio di realizzarli, con sogni, con orizzonti e ancor di più con nobili obiettivi, ed ecco Francesco, Francesco e Federico, un vecchio amico (e due nuovi) che mi hanno portato una storia di quelle che amo sentirmi raccontare, e come non cercare di essere almeno un pochino, a modo fatina, con loro in questa bella storia?

(continua…)

Il Bastimento degli Animali

una piccolissima storia:

per Camilla (che è una bambina e non una coccinella) senza animali

la notte della befana io dormivo, a casa ovviamente perchè dalla fatinaincucina faccio la fatinaincucina e sto sveglia (quasi sempre) invece a casa faccio solo la fatina , leggo dormo e mi riposo (quasi sempre)… (continua…)